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Bossico origine del nome e storia
La forma più antica conosciuta nel toponimo si pensa sia quella esistente in una pergamena dell’archivio capitolare di Bergamo, col numero 4618, risalente all’anno 1088, nella quale si parla “de hominibus de Buesicho”, dove è evidente l’intenzione di italianizzare il nome.
Il toponimo potrebbe essere scomposto in due elementi: Bos – egh, vale a dire villaggio delle pecore o capre, la forma antichissima probabilmente era BuKvik.
Sull'origine del nome "Bossico" vi sono varie interpretazioni:
Il 14 luglio 1562 durante la visita del delegato Giacomo Pandolfo per conto del Vescovo Bollani il paese figura col nome "Busecco": le anime di comunione sono 200; in tutto gli abitanti sono 400. Qualcuno vorrebbe far derivare Bossico da Buxus= bosso, che è un albero diffuso sull'altopiano; oppure da Buccus, nome romano di una famiglia che si dice abitava sull'altopiano; oppure da Bos-bovis , bue all'alpeggio.
Non si è molto del parere su queste derivazioni e tanto meno circa l'origine che Bossico parrebbe composto dalla radicale latina Bos e dal suffisso celtico ico (luogo dei buoi).
Secondo il dotto Sac. Alessandro Sina la parola dialettale Bösec denoterebbe una depressione del terreno su un'altura: è questa la configurazione del paese.
In Val Camonica, nei pressi di Esine, esiste una località chiamata Dòs de Bösec identica in tutto alla località su cui sorge il paese. Bösec parrebbe la forma dialettale di Busecco, nome antico.
Forse questa è la più probabile etimologia del nome Bossico.
(cfr. Cronache Loveresi - Pietro Cadei - Queriniana pag. 17)
E’ abbastanza difficile ricostruire la storia del paese perché mancano documenti ufficiali.
I documenti dell’archivio comunale non vanno oltre l’inizio del 1900. Gli scritti più antichi si trovano nell’archivio parrocchiale, dove vi sono soprattutto notizie di carattere religioso. Il registro più vecchio, è quello dei matrimoni, che risale alla metà del 1500.
Il concilio di Trento (1545-1563) aveva reso obbligatorie le visite pastorali e la tenuta dei registri. Il Vescovo di Brescia, il veneto Domenico Bollani (Vescovo dal 1559 al 1579), grande riformatore e amico di S.Carlo Borromeo, ha dato inizio alle visite pastorali: il 14 luglio 1562 inviò a Bossico un suo delegato. In quell’anno gli abitanti erano 400.
Attraverso altre fonti ed anche supposizioni, sembra che le origini di Bossico siano molto antiche, potrebbero risalire addirittura alla preistoria, stando ad alcuni risultati degli studi trovati sui graffiti preistorici scoperti in Valcamonica, dove risulta che quei popoli in occasione di inondazioni o d’invasioni si rifugiavano sugli altopiani “viciniori”. A Bossico sono state scoperte finora quattro rocce recanti incisioni rupestri raffiguranti delle coppelle.
Nell’800 furono trovate delle monete del periodo di dominazione romana; infatti dall’altopiano, con un’eccellente posizione strategica, era possibile controllare vasti tratti delle strade della Val Borlezza (unica via di comunicazione con la Valseriana), la Valcamonica e la Valcavallina.
Nell’epoca di mezzo, il vescovo di Brescia (allora i vescovi erano anche principi con poteri temporali) fece costruire un castello a ridosso dell’abitato. Sotto la dominazione veneta, il paese ha il privilegio il vanto di aver dato alla Repubblica di Venezia sacerdoti tenuti in gran considerazione commercianti molto abili negli affari.
Molto ricordata è la peste del 1630, ma non fu certamente così terribile, come ci viene tramandata. Il registro dei morti del 1630 - 31 - 32 parla di 58 morti: un fatto certamente tragico per la piccola comunità, anche perché aveva colpito tutte le famiglie. La tradizione bossichese ha due versione riguardanti il “Casì de la pest” (casino della peste), situato sul pendio del monte Colombina,la prima è che nel 1630 nel “casì” vi trovarono rifugio nove appestati e che i paesani andassero a portar loro il mangiare, la seconda è che nove persone occuparono quella stalletta per sfuggire al contagio. Essi si preparavano il pane da soli, lo mettevano fuori e, se esso ingialliva, era segno che il morbo perdurava.
Nel “Casì de la pest” si può leggere ancora una scritta ormai logorata dal tempo, che dice: "Questo… ario esisteva ai tempi della peste… perché la famiglia del gran terrore fuggita. Qui non fè dimora l'angelo sterminatore perché il divin comando eseguendo qui passando non la vide, ossia la rispettò perché non ne fè preda. Avversa sorte fu pel suo Bossico, che da 90 e più abitanti che contava, appena nove poteron fuggire al pestilenzial flagello"
Sotto si dice che vi era la data del 1633.
Il paese ha dato i natali a un sommo artista, poco ricordato: Padre Fortunato Sterni, vissuto tra il 1700 e il 1800. Egli salvò il convento e la chiesa di S.Maria delle Grazie di Bergamo, facendo omaggio a Napoleone di una sua stupenda opera incisa in pietra durissima, intitolata “Trionfo delle 4 stagioni”. Quest’opera, esposta al Louvre di Parigi, era costata a Padre Sterni ben 7 anni di lavoro.
Nel 1855 fu curato a Bossico Mons. Geremia Bonomelli, divenuto poi celebre vescovo di Cremona.
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